L’intestino umano è composto da due parti, l’intestino tenue (o piccolo intestino) e l’intestino crasso (composto principalmente dal colon), che permettono la digestione terminale dei cibi e l’assorbimento dei nutrienti, contenuti negli alimenti e nelle bevande assunti con la dieta.1
Ogni porzione dell’intestino ha un ruolo specifico nella digestione e nell’assorbimento dei nutrienti.1 Tuttavia, quando una parte dell’intestino viene rimossa con un intervento chirurgico, le porzioni restanti possono adattarsi ad assorbire i liquidi e i nutrienti non più assorbiti dalle porzioni asportate.1
Un intervento chirurgico di resezione intestinale non ha necessariamente un impatto importante sullo stato nutrizionale.1
Tuttavia, in una prima fase, l’organismo può non riuscire ad assorbire i nutrienti, i liquidi, le vitamine e i sali minerali come faceva prima dell’intervento chirurgico e può servire un certo tempo affinché il resto dell’intestino si adatti. In genere, per ripristinare un’adeguata funzionalità serve qualche mese, ma le tempistiche possono variare da persona a persona, in funzione della velocità di guarigione individuale.1
La “sindrome dell’intestino corto” (SBS, Short Bowel Syndrome) si verifica mentre l’intestino rimanente si adatta dopo l’intervento e può essere causa di una serie di sintomi: produzione gas intestinali; crampi addominali; diarrea (anche acquosa); perdita di liquidi; perdita di peso.1
I dati indicano che la SBS riguarda circa il 15% delle persone sottoposte a resezione intestinale, soprattutto quando il tratto di intestino asportato è ampio oppure quando si viene sottoposti a più interventi chirurgici successivi, come può accadere se si soffre di forme severe di malattia di Crohn.2
Innanzitutto è importante prevedere piccoli pasti frequenti per limitare lo stress imposto all’intestino rimanente e facilitare digestione e assorbimento dei nutrienti. Per la stessa ragione, ma anche per evitare occlusioni intestinali, si deve mangiare piano e masticare accuratamente i cibi.1
L’idratazione è importante, ma si dovrebbe bere soprattutto tra un pasto e l’altro (almeno un’ora prima e dopo l’assunzione di cibi solidi), mentre ci si dovrebbe limitare a mezzo bicchiere di acqua o altri liquidi mentre si mangia.1
Analogamente, il consumo di zuccheri semplici attraverso cibi e bevande deve essere contenuto e bisogna fare attenzione anche ad alcuni edulcoranti artificiali, come sorbitolo, xylitolo, mannitolo e isomalto, poiché possono avere effetti lassativi se assunti in quantità elevate. 1
Un’altra avvertenza riguarda il lattosio, dal momento che dopo una resezione intestinale si può diventare intolleranti a questo zucchero tipicamente presente in latte e latticini. In questi casi, l’assunzione di lattosio può causare produzione di gas intestinali, crampi e diarrea. 1
Nelle persone alle quali è stata asportata parte dell’intestino tenue (ileo), ma con colon intatto, i cibi contenenti elevate quantità di ossalati potrebbero creare problemi di calcolosi renale. In accordo con il proprio medico e/o il dietista si dovrebbe, quindi, limitare il consumo di bevande e alimenti che contengono molti ossalati come: caffè, tè, cola, cioccolato, carrube, noci, soia, fagioli, vegetali a foglia scura, patate dolci, barbabietole, sedano, frutti di bosco, kiwi, fichi secchi, rabarbaro, germe di grano, farine integrali ecc. 1
Dopo la chirurgia intestinale, le fibre vegetali possono risultare difficili da digerire. Il problema riguarda principalmente le fibre insolubili, presenti soprattutto nei cereali integrali e nei prodotti a base di crusca, che non vengono scomposte dall’organismo, non si sciolgono in acqua e rendono le feci più voluminose.1
Viceversa, le fibre vegetali solubili vengono scomposte dall’organismo, si sciolgono in acqua e sono meglio tollerate: quindi, si possono assumere più tranquillamente, anche perché rallentano la digestione. Oltre che nella frutta e in legumi come fagioli, ceci e lenticchie, le fibre solubili sono contenute in farina e crusca d’avena, orzo, soia ecc.1
Tra gli alimenti ricchi di fibre insolubili e/o difficili da digerire che si dovrebbero evitare ci sono soprattutto: pane, crackers, cereali per la colazione e biscotti integrali o con crusca; frutta secca, semi interi e cocco; bucce e semi di frutta e verdura; frutta disidratata.1
Dopo la resezione intestinale, inoltre, si potrebbero avere difficoltà a digerire le verdure crude.1
In particolare, sono generalmente ben tollerate: carote, fagiolini, spinaci, barbabietole, patate senza buccia, punte di asparago, lattuga, cetrioli, pomodoro senza buccia né semi, zucca senza buccia.1
Viceversa, possono favorire produzione di gas e malesseri intestinali: cipolle, cavolfiori, broccoli, cavoli, cavolini di Bruxelles, cavolo nero, legumi, mais.1
È probabile che dopo la resezione intestinale non si riescano a mangiare alcuni cibi consumati abitualmente prima dell’intervento. Per assicurarsi di assumere tutte le vitamine e i sali minerali necessari, può essere d’aiuto assumere in integratore multivitaminico.1
Alcune persone potrebbero avere la necessità di aumentare l’assunzione di specifiche vitamine o altri micronutrienti essenziali, come le vitamine A, D, E e B12, calcio, potassio e zinco. Il medico e/o il dietista di fiducia indicheranno come comportarsi in questi casi.1
Se è presente diarrea intensa o prolungata, insieme all’acqua possono essere persi sali minerali importanti come sodio e potassio, che devono essere reintegrati assumendo soluzioni reidratanti specifiche.1
C-ANPROM/IT/REV/0052
La sindrome dell'intestino corto (SBS) è una condizione di malassorbimento difficile e spesso disabilitante associata a morbilità e mortalità significative, ridotta qualità della vita e alti costi sanitari.
Tutti gli aspetti della vita dei pazienti con SBS sono influenzati dalla malattia. Anche i familiari che vivevano con il paziente sono impattati in diversi modi.
La nutrizione parenterale domiciliare è una procedura medica salvavita per le persone con SBS. In cosa consiste e quali sono i vantaggi e gli svantaggi?